Un aiuto concreto alle PA: privacy officer e digitalizzazione

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Privacy Officer

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La dichiarazione del Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro,  esternata al Privacy Day del 21 ottobre scorso secondo la quale l’Autorità starebbe “valutando l’opportunità di promulgare delle specifiche linee guida per prevedere, in attesa del regolamento, (il nuovo Regolamento UE che dovrebbe essere approvato entro gennaio 2016) anche alcune agevolazioni in caso di nomina del Privacy Officer” credo possa rappresentare una importante opportunità sia per le PA che per le aziende.

In particolar modo per quanto concerne le realtà pubbliche ritengo che sia assolutamente determinante che si possa investire su tale figura per porre rimedio alle croniche carenze di competenze ad oggi ravvisabili all’interno delle strutture per quanto concerne il percorso di digitalizzazione. In virtù di ciò è inevitabile che il privacy officer in ambito pubblico debba avere un profilo specifico, peculiare e direi anche significativamente diverso rispetto alla medesima figura che si confronterà nel mondo  privato. Una ruolo di tal genere, tantopiù se ricoperto da un soggetto esterno  rispetto alle professionalità esistenti all’interno del singolo ente, se vorrà risultare utile e vincente per il proprio cliente e per il rapporto tra questo ed i cittadini dovrà avere, oltre alle caratteristiche generali proprie del ruolo indipendentemente dal settore, anche specifiche competenze in ambito archivistico, amministrativo e di gestione dei flussi documentali. In ambito pubblico non è infatti immaginabile che si possa costruire una efficace tutela del dato personale se non inquadrata all’interno di una solida cultura documentale (analogica e digitale) tale da rimodellare i procedimenti amministrativi, gli affari, le attività ed i trattamenti di dati attraverso un medesimo schema di riferimento impattante poi sull’organigramma e sul funzionigramma dell’ente.

digitalizzazione pubblica amministrazione

Se volessimo prendere in prestito la tipica espressione utilizzata dal legislatore per rappresentare la necessità di  tale schema di riferimento potremmo citare la seguente: “ Il Responsabile della gestione documentale opera d’intesa con il Responsabile della conservazione, il Responsabile della sicurezza dei dati, etc.”. La concretizzazione di tale modalità operativa con l’attuale quadro normativo porta in molti casi ad avere due soggetti non specialisti, il Responsabile della gestione documentale ed il Responsabile della conservazione, che l’ente dovrà obbligatoriamente nominare scegliendoli all’interno del proprio organico, le quali si troveranno a confrontarsi al fine di coordinare la “rivoluzione digitale” che il legislatore ha previsto senza essere dotate delle competenze necessarie per poterlo fare. Se all’interno di questo team la figura del privacy officer (“esterno” – qualora fosse questa la scelta dell’ente) fosse in grado di apportare quelle competenze trasversali ad oggi difficilmente ravvisabili si andrebbe a costituire un nucleo decisionale effettivamente in grado di poter incidere positivamente sui processi riorganizzativi.

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A fronte delle considerazioni di cui sopra e della disponibilità espressa dall’Autorità Garante nei confronti dello studio di linee guida agevolative, sarebbe probabilmente utile che si valutasse di accompagnare tale provvedimento, allo stato attuale ancora solo ipotizzato, con una pressione sul Governo volta ad escludere dai saldi inerenti il patto di stabilità le spese eventualmente sostenute per l’individuazione del privacy officer, così da compiere un passo concreto nei confronti del processo di digitalizzazione e sicurezza dei dati dal punto di vista organizzativo, vera lacuna di tutte le strategie ad oggi avanzate ed improntate quasi esclusivamente sull’aspetto tecnologico del processo.

 

Dott. Luigi Recupero

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