Corte di Giustizia UE: Il Garante Privacy italiano potrà sanzionare anche soggetti esteri stabiliti in Italia

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Corte di Giustizia UE: Il Garante Privacy italiano potrà sanzionare anche soggetti esteri stabiliti in Italia

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Scure delle sanzioni privacy anche alle imprese stabilite in uno stato Ue.

Il garante nazionale della privacy ha competenza quando l’attività del soggetto estero è effettiva, anche se minima. Basta, ad esempio, gestire un sito internet rivolto a un determinato stato, nella lingua di quello stato per attività economiche di quel medesimo paese. Il principio è stato affermato dalla Corte di giustizia europea di Bruxelles con la sentenza del 1° ottobre 2015 (causa C-230/14).

Rilevante anche per l’Italia: il Garante italiano potrà sanzionare, secondo la legge italiana, anche soggetti esteri stabiliti in Italia.

Ma la pronuncia è importante soprattutto perché fornisce criteri pratici per individuare quando un soggetto è stabilito in un paese europeo. Basta la presenza anche di un unico rappresentante se opera con continuità e la nozione di stabilimento si estende a qualsiasi attività reale ed effettiva, anche minima. Sono indici sufficienti dello stabilimento, ad esempio, la gestione di nella gestione di siti Internet per affari che riguardano beni di uno stato e redatti nella lingua di quest’ultimo e quindi, rivolta verso a questo stato membro e anche l’avere un rappresentante incaricato di recuperare i crediti e di gestione dei ricorsi amministrativi e giudiziari relativi al trattamento dei dati interessati. Se, invece, manca lo stabilimento, l’autorità nazionale di controllo non può esercitare i poteri sanzionatori interni e deve chiedere all’autorità di controllo dell’altro stato interessato (quello in cui è registrato il titolare del trattamento incriminato) di accertare le eventuali violazioni, imponendo le sanzioni del caso. Il caso specifico ha visto protagonista una società registrata in Slovacchia, che gestisce un sito Internet di annunci immobiliari riguardanti beni situati in Ungheria trattando, perciò, i dati personali degli inserzionisti magiari. Gli annunci erano pubblicati gratuitamente per un mese, trascorso il quale diventano a pagamento. La società slovacca, nonostante la richiesta di eliminazione dei dati da parte di molti, non li ha cancellati e ha fatturato agli interessati i servizi forniti. Gli inserzionisti hanno presentato reclamo al garante della privacy ungherese, che ha comminato alla società slovacca una pesante ammenda. E per la Corte Ue il garante nazionale può multare il soggetto estero se stabilito.

Fonte: Italia Oggi del 2 ottobre 2015

Luigi Recupero