La PA si digitalizza … ed il mondo esterno? Il certificato di destinazione urbanistica in formato elettronico

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La PA si digitalizza … ed il mondo esterno? Il certificato di destinazione urbanistica in formato elettronico

Si parla tanto di come la nostra PA sia poco incline al processo di digitalizzazione, delle fantomatiche “resistenze culturali” che il personale delle amministrazioni opporrebbe a fronte di qualsiasi tentativo di svecchiare le vetuste procedure ottocentesche di gestione documentale, poi ci si accorge che quando queste vituperate PA fanno bene il proprio lavoro e decidono di credere nella digitalizzazione gli ostacoli arrivano dal mondo esterno e non dall’interno.

Il caso di specie è rappresentato dal Certificato di Destinazione Urbanistica (CDU) che alcuni Comuni hanno cominciato a rilasciare in formato digitale e del quale, a quanto pare (il condizionale è d’obbligo), i notai non avrebbero riconosciuto la validità ai fini dell’allegazione agli atti di trasferimento di immobili. Per entrare nel dettaglio della casistica esaminata, i Comuni in oggetto hanno prodotto:

  • un file p7m, quindi firmato digitalmente con firma CAdES, senza l’apposizione all’interno del file della segnatura di protocollo;
  • un file XML consistente nella segnatura di protocollo;
  • una PEC di trasmissione contenente i due file di cui sopra.

Questa “impalcatura” sarebbe stata considerata inidonea a dare validità al CDU in formato elettronico motivando tale scelta con il fatto che il documento informatico non fosse “autoportante” cioè non contenesse al proprio interno anche i dati della segnatura di protocollo, i quali sarebbero quindi privi di ogni valore nei confronti di terzi estranei al circuito della PA se inseriti solamente nel file XML prodotto dal software di protocollo.

Avendo esaminato la normativa di settore noi siamo contrari alla posizione di cui sopra e riteniamo:

  • che il protocollo di una PA sia un atto pubblico di fede privilegiata e quindi la data ed il numero di protocollo inseriti nella segnatura di protocollo siano opponibili a terzi;
  • tale assunto si sostanzia nel mondo del digitale attraverso l’art. 20, comma 5-bis del CAD ed attraverso le regole tecniche le quali definiscono in modo chiaro come debba essere costruita la segnatura di protocollo riferita al documento informatico;
  • il file XML dotato delle caratteristiche previste dalle regole tecniche deve essere associato al documento informatico ( quindi “deve viaggiare insieme” al documento informatico) e non deve obbligatoriamente essere apposto sullo stesso;
  • l’invio via PEC del file p7m costituente il CDU firmato digitalmente ed il file XML contenente la segnatura di protocollo consente di garantire l’integrità di tutti gli allegati trasmessi (quindi anche di quelli non firmati come l’XML) ed inoltre fornisce ulteriore elemento di validazione temporale opponibile a terzi oltre a quello già costituito dalla segnatura di protocollo;
  • non esistano presupposti normativi per ritenere invalido un CDU costituito da un file immodificabile in formato p7m al quale sia associata la segnatura di protocollo attraverso un file XML.

In conclusione riteniamo che il caso di specie ivi commentato debba dare merito al lavoro che molte PA, soprattutto le realtà medio-piccole, stanno facendo in tema di digitalizzazione e contemporaneamente aprire gli occhi su tutti quegli ostacoli che si annidano fuori dal mondo della Pubblica Amministrazione e che spesse volte rischiano di vanificare anni di lavoro ed investimenti.

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Luigi Recupero