Morosi: no alla “black list” sul sito del Comune

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Il Garante privacy vieta la pubblicazione sul sito istituzionale del Comune dei dati personali dei soggetti che non versano i tributi .

Si viola il principio di legalità per il mancato rispetto della normativa sulla trasparenza, sul principio di retroattività della legge, sulla competenza a legiferare e sul trattamento dei dati personali

L’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la newsletter n. 405 del 28 agosto 2015.

La notizia riguardante il divieto per i Comuni di pubblicare sul proprio sito i nomi di coloro che non pagano i tributi è particolarmente interessante.

L’Autorità presieduta da Antonello Soro – al termine di un’istruttoria avviata a seguito di un articolo di stampa nel quale si annunciava l’intenzione dell’ente locale di mettere on line una black list con i nomi dei morosi – ha chiarito che  la legislazione statale non prevede tale obbligo ed esso non può comunque essere introdotto con un Regolamento dell’ente locale.

Il Garante critica la procedura di cui il Comune intende avvalersi poichè viola il principio di legalità sotto diversi profili.

  1. Competenza a legiferare in materia. Il Comune non può introdurre l’obbligo di pubblicazione sul proprio sito di coloro che non versano i tributi con un regolamento adottato ad hoc. Tanto meno non può  introdurre una nuova sanzione accessoria, (nel caso di specifico la pubblicazione on line) rispetto alle sanzioni amministrative già previste e legate al mancato o erroneo pagamento del tributo. Questi ambiti appartengono alla competenza esclusiva della legislazione statale.
  2.  Legge sulla trasparenza amministrativa. La normativa sulla trasparenza individua in maniera dettagliata gli obblighi di pubblicazione di dati, documenti e informazioni sui siti web istituzionali e la pubblicazione (quindi la diffusione on line) dei nomi di coloro che non versano per intero o parzialmente i tributi non è tra questi. E’ possibile che gli enti pubblichino on line i dati relativi alle “morosità” da mancato o erroneo versamento dei tributi solo dopo aver proceduto alla totale anonimizzazione dei dati personali eventualmente presenti.
  3. Retroattività della legge. Il Garante ritiene che il  principio di legalità è violato anche sotto il profilo temporale. Infatti l’entrata in vigore dell’obbligo di pubblicazione on line è stata deliberata con effetto retroattivo.
  4. Codice privacy. L’iniziativa del Comune genera un trattamento di dati personali illecito poichè non conforme ai principi di necessità, pertinenza e non eccedenza nel trattamento dei dati stessi. Le finalità che il Comune dichiara di volere raggiungere (stimolare il senso civico dei cittadini, sollecitandoli al pagamento del dovuto o dissuadere gli evasori) sono legittime e lodevoli, ma possono essere soddisfatte con misure già in vigore nel nostro ordinamento (procedimento di riscossione coattiva dei tributi, pagamento degli interessi di mora, applicazione delle sanzioni amministrative previste).

La diffusione on line dei morosi, essendo la forma di pubblicità più ampia, appare quindi un irragionevole strumento vessatorio, suscettibile di causare danni e disagi  che ledono la dignità della persona.

Paolo Ghidini